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La casa come ambiente “obesogeno”

Alcune strategie per limitare i rischi

La casa è definito ambiente “obesogeno” per tanti motivi, alcuni dei quali sono:

  • facilità nel reperire “junk food” come patatine, merendine, creme al cioccolato, bevande zuccherine, dolci grassi, caramelle, ecc.., condizione ancor più facilitata se in famiglia ci sono figli o conviventi o coinquilini in generale che usano abitualmente questo genere di alimenti;

  • televisione, che comporta anche un divano o una poltrona dove sedersi, e di conseguenza immobilità e poco esercizio fisico e mentale;

  • noia, generata spesso da assenza di svaghi o hobby o attività ricreative, che porta inevitabilmente a cercare un “diversivo” alimentare che il più delle volte riporta al punto 1;

  • atteggiamento passivo, spesso presente in realtà abitative prive di spazi verdi o di luoghi sociali di incontro o di palestre oppure che si rafforza in presenza di condizioni climatiche sfavorevoli; la casa diventa così un luogo per noi “sicuro e riparato” ma che spesso ci riporta ai punti 1, 2 e 3.

Come reagire o che strategie utilizzare per rompere questa routine poco salutare e dannosa?

  • Pulizia della casa dai fattori di rischio, junk food in particolare. Solo il gesto di eliminarli ci libera mentalmente da una schiavitù e da una dipendenza psicologica. Mangiare creme al cioccolato (senza citare note marche commerciali) non risolve sicuramente i nostri problemi, non stimola alcuna “endorfina del benessere” e ci crea solo ulteriori problemi fisici e di salute.
    C’è qualcuno in casa che non è d’accordo? Eliminandoli (i prodotti intendo!) diamo un buon esempio e facciamo della buona prevenzione in ambito familiare.

  • Spegnere la televisione soprattutto durante i pasti principali o accenderla il meno possibile giusto il minimo per restare un po’ aggiornati su cosa accade nel mondo o se proprio non possiamo rinunciare va bene anche tenerla accesa come sottofondo quando ci impegniamo in altre attività come cucinare o sperimentare piatti nuovi e sani, oppure, perché no, mentre pratichiamo un po’ di attività fisica.

  • Dedicarsi agli hobby preferiti, scoprire nuove potenzialità artistiche. Teniamo allenata la mente! L’attività mentale ci consente di bruciare più calorie di quel che pensiamo e sicuramente di più che stare a guardare passivi un rettangolo illuminato.

Anche in casa, se siamo ben motivati, possiamo organizzarci per praticare un po’ di attività fisica, bastano 20 minuti al giorno e sicuramente “l’effetto appagante” è migliore di una crema al cioccolato! Dedichiamoci con serenità, coscienza e senza distrazioni agli atti più importanti della nostra vita come mangiare sano, allattare i figli, fare l’amore e tenerci in forma. L’immobilità, la sedentarietà e la passività nei confronti della vita sono il nostro peggior nemico!

“Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato”

Steve Jobs

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La moda del “gluten-free”

Negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo l’utilizzo di prodotti alimentari “gluten-free”, ma cosa c’è di giusto o sbagliato in tale scelta?

Escludendo categorie a rischio come celiaci o coloro che mostrano la cosidetta “sensibilità al glutine non celiaca”, i quali per forza di cose devono eliminare tale proteina dalla loro dieta, la maggior parte delle volte la scelta del “gluten-free” è dettata sia dalla sensazione soggettiva che tali prodotti portino sollievo in termini fisici e fisiologici sia da un condizionamento esterno causato principalmente da pareri spesso di personale non qualificato; inoltre si aggiunge la sempre più diffusa convinzione che il consumo di prodotti contenenti glutine porti nel medio-lungo termine alla comparsa di patologie gastro-intestinali oltre ad una maggior facilità a mettere su del peso corporeo.

È necessario anche considerare tutta quella fascia di popolazione che effettivamente accusa un certo livello di “sofferenza” agli alimenti contenenti questa proteina che purtroppo i test finora accreditati come breath-test o gastroscopia non sono in grado di rilevare. Spesso per fare ulteriore chiarezza su questo tipo di intolleranza, che possiamo definire border-line, si utilizzano test genetici o diete ad esclusione.

Spesso la sintomatologia da intolleranza al glutine (escludendo la patologia celiaca) può essere confusa con quella tipica di tutta una serie di disordini gastrointestinali a partire da colon irritabile, morbo di Crohn, allergie alimentari di varia natura ecc… perciò prima di fare scelte alimentari non corrette sarebbe opportuno discutere col proprio nutrizionista sull’iter da seguire per andare in fondo a questa problematica o col proprio medico che attraverso specifiche analisi sarà in grado di effettuare un’opportuna diagnosi differenziale.

Non vi è al momento alcuna evidenza scientifica che una dieta senza glutine apporti maggiori benefici rispetto ad una con glutine, in individui sani; inoltre molti prodotti industriali privi di glutine perdono alcuni micronutrienti importanti come acido folico e ferro oltre a venire spesso arricchiti di zuccheri e grassi vegetali per renderli più gradevoli.